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Poetica

  • Jan 1, 2018
  • 1 min read

Il ragazzo s'è accorto che l'albero vive.

Se le tenere foglie si schiudono a forza

una luce, rompendo spietate, la dura corteccia

deve troppo soffrire. Pure vive in silenzio.

Tutto il mondo è coperto di piante che soffrono

nella luce, e non s'ode nemmeno un sospiro.

E' una tenera luce. Il ragazzo non sa

donde venga, è già sera; ma ogni tronco rileva

sopra un magico fondo. Dopo un attimo è buio.

Il ragazzo - qualcuno rimane ragazzo

troppo tempo - che aveva paura dei buio,

va per strada e non bada alle case imbrunite

nel crepuscolo. Piega la testa in ascolto

di un ricordo remoto. Nelle strade deserte

come piazze, s'accumula un grave silenzio.

Il passante potrebbe esser solo in un bosco,

dove gli alberi fossero enormi. La luce

con un brivido corre i lampioni. Le case abbagliate

traspaiono nel vapore azzurrino,

e il ragazzo alza gli occhi. Quel silenzio remoto

che stringeva il respiro al passante, è fiorito

nella luce improvvisa. Sono gli alberi antichi

del ragazzo. E la luce è l'incanto d'allora.

E comincia, nel diafano cerchio, qualcuno

a passare in silenzio. Per la strada nessuno

mai rivela la pena che gli morde la vita.

Vanno svelti, ciascuno come assorto nel passo,

e grandi ombre barcollano. Hanno visi solcati

e le occhiaie dolenti, ma nessuno si lagna.

Tutta quanta la notte, nella luce azzurrina,

vanno come in un bosco, tra le case infinite.


 
 
 

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